Cosa succede nella nostra testa prima di una sfida (sia nello sport sia sul lavoro)
Se non hai mai vissuto una gara importante, probabilmente immagini che un atleta di alto livello entri in campo carico, motivato, sicuro di sé. Episodi come quelli accaduti ad agonisti di altissimo livello come Federica Pellegrini, Simone Biles e Naomi Osaka fanno invece capire come la realtà sia molto meno lineare.
Anche gli atleti più preparati convivono con dubbi, tensione, aspettative e paura di sbagliare. La differenza raramente sta nell’assenza di queste emozioni, semmai sta nel modo in cui queste vengono gestite.
È una dinamica interessante perché riguarda lo sport, ma riguarda anche il business. Una presentazione importante, una trattativa delicata, una decisione che coinvolge altre persone possono generare meccanismi molto simili a quelli che si attivano prima di una gara.
Per questo osservare cosa accade nella mente di un atleta può insegnarci molto anche fuori dal contesto sportivo.
La pressione inizia molto prima del via
Molte persone associano la pressione al momento della prestazione. In realtà spesso inizia giorni prima. L’atleta pensa all’avversario, al risultato, alle aspettative proprie e altrui. Ripercorre mentalmente scenari possibili, immagina errori, anticipa situazioni che forse non accadranno mai.
La mente cerca continuamente di ridurre l’incertezza. Il problema è che alcune variabili resteranno sempre fuori controllo.
Nel business accade qualcosa di simile. Prima di una riunione importante si ripassano dati, numeri, possibili obiezioni. È un comportamento utile fino a un certo punto: quando il pensiero inizia a girare in tondo, però, la preparazione lascia spazio alla preoccupazione.
Pensare positivo non basta
Una delle convinzioni più diffuse è che per performare bene serva pensare positivo. Fosse così semplice! In realtà, chi fa sport ad alti livelli sa che le cose funzionano in modo diverso.
Nessun atleta elimina completamente la paura di sbagliare. Nessun professionista affronta una situazione importante sentendosi sempre sicuro al cento per cento.
Provare a sostituire forzatamente un pensiero negativo con uno positivo spesso produce l’effetto opposto. Più cerchi di convincerti che andrà tutto bene, più una parte della tua mente continua a chiederti: “E se non fosse così?”
Quando si è sotto pressione, non serve raccontarsi una storia rassicurante. Serve, invece, sviluppare la capacità di restare presenti anche quando emergono emozioni scomode.
Quando la mente si sposta dal presente
Uno degli errori più frequenti nasce quando l’attenzione abbandona ciò che sta accadendo per spostarsi continuamente altrove. L’atleta pensa al risultato finale invece che al punto successivo. Allo stesso modo, il manager pensa alle conseguenze di una trattativa invece che alla conversazione che sta avendo in quel momento.
L’imprenditore pensa a tutto ciò che potrebbe andare storto invece di concentrarsi sulla decisione che deve prendere.
Più l’attenzione si allontana dal presente, più aumenta la sensazione di perdere il controllo. Ti è mai capitato di sentirti così? Se sì, non preoccuparti: sei in buona compagnia!
Le emozioni non sono il problema
Prima di una sfida importante è normale sentire il battito accelerare, è normale percepire una certa agitazione e sentire il peso di ciò che sta per accadere. Mi stupirei del contrario, sinceramente.
La questione non riguarda la presenza delle emozioni, ma il rapporto che hai con esse. Quando interpreti la tensione come un segnale di pericolo, la tua mente entra in modalità difensiva. Quando la riconosci come una risposta naturale a una situazione importante, riesci a restare più lucido.
La prestazione nasce molto prima della prestazione
Il titolo di questo paragrafo sembra un bisticcio verbale, invece è la descrizione della realtà. Parlando di sport, molti pensano che la gara inizi quando l’arbitro fischia o quando parte il cronometro. In realtà, una parte importante della prestazione si costruisce prima, e questo vale anche nel contesto lavorativo. La prestazione si costruisce nel modo in cui interpreti la pressione, nel dialogo che hai con te stesso, nella capacità di restare focalizzato su ciò che puoi controllare invece che su ciò che non dipende da te.
Per questo il lavoro mentale è così importante quando ci si accinge ad affrontare una sfida. E per questo gli stessi principi dello sport trovano applicazione nel business, nella leadership e in tutte quelle situazioni in cui le aspettative sono alte e la pressione si fa sentire.
Lavoriamo insieme sulle tue performance
La pressione farà sempre parte delle situazioni che contano, e questa è una verità che riguarda non solo gli atleti ma anche tutti i professionisti.
Imparare a gestirla non vuol dire eliminarla. Vuol dire sviluppare strumenti che ti permettano di restare lucido quando gli altri iniziano a perdere chiarezza.
Se ti riconosci in queste dinamiche, possiamo parlarne insieme e capire come allenare la tua performance mentale partendo dalle situazioni che oggi ti mettono maggiormente alla prova.






