I 4 motivi per cui non riesci a cambiare e migliorare, anche se ti impegni

Decidi che questa volta farai diversamente. Parti convinto, magari per qualche settimana riesci persino a mantenere quello che ti eri promesso, poi lentamente qualcosa comincia a cambiare. Salti una volta, rimandi un’altra, torni a comportarti come prima e a un certo punto ti ritrovi esattamente nella situazione dalla quale volevi uscire.

A quel punto, ti guardi allo specchio e ti dici: mi sono impegnato poco.

Non sono qui a dirti che è sempre così – ogni storia è diversa -, ma lo sapevi che l’impegno, da solo, non può determinare il successo o l’insuccesso?

Mi capita di incontrare persone estremamente determinate nel lavoro o nello sport, abituate a investire tempo ed energie nei propri obiettivi, che continuano comunque a scontrarsi con lo stesso ostacolo. Vogliono gestire meglio la pressione, cambiare un comportamento, comunicare diversamente con il proprio team, affrontare una gara con un altro atteggiamento oppure modificare qualcosa nella propria vita professionale. Sanno anche cosa vorrebbero fare diversamente. Eppure continuano a tornare al punto di partenza.

Il motivo è che tra decidere di cambiare e riuscire a farlo esiste uno spazio nel quale intervengono diversi fattori. Tra questi, ce ne sono quattro che incontro molto spesso: le abitudini che abbiamo costruito nel tempo, le convinzioni che ci portiamo dietro, la motivazione che sostiene l’obiettivo e l’impegno che siamo disposti a mantenere quando l’entusiasmo iniziale diminuisce.

1. Le vecchie abitudini sono più forti delle buone intenzioni

Le abitudini hanno una caratteristica piuttosto comoda: ci permettono di fare moltissime cose senza dover decidere continuamente come comportarci.

Il problema arriva quando vogliamo cambiare proprio uno di quei comportamenti che nel tempo sono diventati automatici.

Immagina un manager che, sotto pressione, tende a controllare continuamente il lavoro del proprio team. Si rende conto che questo atteggiamento crea tensione, rallenta le persone e accentra troppe decisioni. Decide quindi di delegare di più.

Finché tutto procede bene può riuscirci. Poi arriva una scadenza importante, qualcosa va storto e il vecchio automatismo torna immediatamente: controllo, intervengo, decido io.

Lo stesso accade nello sport. Puoi lavorare per settimane su un comportamento nuovo, ma sotto pressione il cervello tende facilmente a recuperare ciò che conosce meglio. È uno dei motivi per cui allenare qualcosa quando siamo tranquilli e riuscire a ripeterlo durante una gara sono due esperienze molto diverse.

Cambiare un’abitudine richiede quindi di riconoscere quando si attiva, capire che cosa la alimenta e costruire nel tempo una risposta alternativa. La buona intenzione può dare il via al percorso; poi serve allenamento.

2. Continui a credere alla stessa storia su di te

Ci sono convinzioni che ripetiamo così tante volte da smettere quasi di considerarle opinioni.

“Io sotto pressione funziono male.”

“Non sono capace di parlare in pubblico.”

“Non sono portato per gestire le persone.”

“Sono fatto così.”

Quest’ultima, tra l’altro, è una delle mie preferite, perché riesce a chiudere una quantità impressionante di pregiudizi (e scarsa propensione al cambiamento) in tre parole.

Se sono convinto di essere fatto in un certo modo, tenderò a leggere quello che mi succede attraverso quella convinzione. Ricorderò facilmente le occasioni in cui mi sono bloccato durante una presentazione e darò meno peso alle volte in cui sono riuscito a gestirla bene. Davanti a una nuova difficoltà penserò “lo sapevo” e quella conclusione rafforzerà ulteriormente l’idea di partenza.

Il modo in cui ti parli finisce così per influenzare le emozioni con cui affronti una situazione e, di conseguenza, anche le tue azioni.

Lavorare sulle convinzioni limitanti non vuol dire convincersi di poter fare qualsiasi cosa. Vuol dire iniziare a verificare se quello che continui a raccontarti descrive ancora ciò che sei oggi oppure se stai utilizzando esperienze passate per definire in anticipo quello che sarai capace di fare domani.

3. La motivazione che ti ha fatto partire non è sufficiente a farti continuare

Su questo tema abbiamo già visto quanto conti capire perché vogliamo raggiungere un determinato obiettivo.

Puoi voler cambiare perché il tuo capo si aspetta qualcosa da te, perché un allenatore insiste su un certo aspetto, perché vuoi dimostrare qualcosa agli altri o perché senti che a questo punto della tua carriera “dovresti” essere arrivato da qualche parte.

Tutte queste ragioni possono produrre una spinta iniziale. Il problema emerge quando il percorso si allunga e richiede fatica, pazienza, errori e qualche inevitabile passo indietro.

Se l’obiettivo ha poco a che fare con ciò che vuoi tu, continuare a investirci energie diventa progressivamente più difficile.

Per questo, quando lavoro con qualcuno su un cambiamento, una delle domande che considero più interessanti riguarda proprio la motivazione: perché vuoi ottenere questo risultato?

La prima risposta raramente basta. Dietro un “voglio crescere professionalmente”, ad esempio, possono esserci desideri molto diversi: maggiore autonomia, riconoscimento, curiosità, sicurezza economica, bisogno di dimostrare qualcosa oppure aspettative che arrivano dall’esterno.

Capire che cosa ci muove cambia anche il modo in cui affrontiamo la fatica necessaria per arrivarci.

4. Ti impegni solo se vedi subito grossi risultati

All’inizio cambiare può essere persino piacevole. Hai preso una decisione, hai un obiettivo nuovo e senti di stare facendo qualcosa per migliorare.

Poi arriva la parte meno entusiasmante.

Quella in cui fai tutto quello che avevi previsto e i risultati tardano ad arrivare. Quella in cui ricadi nel vecchio comportamento. Quella in cui ti accorgi che ciò che sembrava facile sulla carta richiederà molto più tempo.

È spesso in questa fase che misuriamo il nostro impegno nel modo sbagliato: guardiamo soltanto il risultato.

Se sto migliorando, continuo. Se non vedo miglioramenti abbastanza velocemente, comincio a dubitare del percorso.

Nello sport sarebbe un criterio piuttosto pericoloso. Un atleta può lavorare a lungo su un aspetto della propria prestazione prima di riuscire a esprimerlo con continuità in gara. Durante quel periodo deve avere altri indicatori per capire se sta procedendo nella direzione desiderata.

Nel lavoro vale lo stesso principio. Se stai cercando di cambiare il modo in cui gestisci il team, ad esempio, potresti osservare quanto riesci a delegare, quante volte intervieni senza che sia necessario, come reagisci quando qualcuno commette un errore. Sono comportamenti che puoi monitorare molto prima di vedere un cambiamento complessivo nei risultati del gruppo.

L’impegno diventa più sostenibile quando smettiamo di chiedere continuamente al risultato finale di dirci se stiamo facendo bene.

Per cambiare devi capire che cosa ti sta riportando indietro

Abitudini, convinzioni, motivazione e impegno raramente lavorano separatamente.

Una convinzione può rafforzare una vecchia abitudine. Una motivazione debole può rendere più difficile mantenere l’impegno. Un risultato che tarda ad arrivare può riattivare il pensiero che “tanto io sono fatto così” e riportarti rapidamente al comportamento precedente.

Per questo trovo poco utile ridurre il cambiamento a una questione di forza di volontà.

Quando continui a incontrare lo stesso ostacolo, può essere più interessante chiederti che cosa succede esattamente quando torni indietro. In quale situazione accade? Che cosa stai pensando? Quale emozione provi? Come reagisci? E soprattutto: è sempre lo stesso schema?

Le risposte possono raccontarti molto più di un generico “devo impegnarmi di più”.

Cambiare richiede tempo e qualche deviazione fa parte del percorso. Può capitare di tornare a una vecchia abitudine, perdere motivazione o scoprire che l’obiettivo scelto qualche mese prima oggi ti interessa molto meno.

Il lavoro di coaching può aiutarti a osservare questi passaggi, capire quali meccanismi continuano a riportarti verso comportamenti che vuoi modificare e costruire una strategia più adatta alla persona che sei oggi e all’obiettivo che vuoi raggiungere.

Se c’è qualcosa che provi a cambiare da tempo e continui a ritrovarti allo stesso punto, possiamo parlarne insieme e capire quale dei quattro ostacoli sta pesando di più sul tuo percorso.

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